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*Salvami*

 Dire che sono in crisi è notevolmente riduttivo.
Oltre alla crisi esistenziale che mi accompagna da quando ho finito la maturità (si, perché mi sono anche diplomata nel frattempo, con un 93/100), ora sono colta da un periodo di totale instabilità emotiva.
Crisi esistenziale perché ho fatto il test di ammissione a Scienze Infermieristiche, mentre fosse per me la mia vita prenderebbe decisamente un’altra piega. Ma preferisco deludere me stessa che deludere i miei genitori e la mia famiglia, quindi ho fatto quel test, di cui devo ancora sapere i risultati.
Fare un lavoro fisso non mi attrae, l’idea di passare il mio tempo in ospedale non mi appassiona. Certo, si aiutano le persone bisognose e sono sempre in prima fila per questo (tra l’altro, devo donare il sangue per la seconda volta), ma non è questo ciò che voglio fare da qui al giorno della mia pensione. Ma va bene lo stesso (non a me).
Ora veniamo a questa instabilità che mi accompagna da un mese a questa parte, più o meno da quando sono tornata dal mare. Piango di continuo.
Io che piango poco niente in generale, io che sopporto tutto, che quando sento le lacrime in gola mando giù la saliva e con questa tutto il resto…ora mi trovo a piangere tutte le sere. Non solo il senso di magone, no, proprio lacrime che scendono incontrollate e silenziose. Neanche me ne accorgo che ho già occhi gonfi e naso tappato.
Cosa mi sta succedendo? E soprattutto perché?
Penso di meritarmi un po’ di felicità anche io.
Anzi, non esageriamo, non dico felicità, ma serenità si.
Invece pare di no: ogni cosa a cui tengo, ogni cosa in cui metto l’anima purché si realizzi nel migliore dei modi, inspiegabilmente mi va di merda.
Penso che alla base di tutto questo ci sia la mancanza di affetto.
A parte la famiglia, in cui ci sono i problemi che penso tutti – o la maggior parte – degli adolescenti hanno (e di cui non mi va di parlarne qui)…mi manca Luca.
E qui faccio il suo nome, perché di questo posto non sa nulla, ringraziamo.
Dio quanto mi manca. A parole non riesco a descriverlo.
Ripenso a quello che è successo, rileggo le conversazioni msn, i messaggi privati, i commenti, gli sms, ripenso alle chiamate, rivivo tutto.
Nella speranza di capire se sbaglio io o no.
Avergli detto quel “no”, mi ha distrutto una prospettiva di vita che ora è tutto ciò che vorrei. Ma cazzo, non sono un oggetto da prendere, usare e lasciare lì.
No. Anche se ora mi andrebbe bene lo stesso, anche se è l’unica cosa che probabilmente potrebbe esserci tra noi.
Sesso e basta.
Perché di stare con una persona lontana da me per 360 giorni all’anno non mi va bene.
E se ero convinta che la ragazza di Milano non esistesse (cosa che mi ha confermato lui stesso), ora questa di Roma c’è. È inutile che io dica che è brutta, che non ti merita, perché intanto lei ora si sveglia con lui accanto e io mi sveglio da sola. Gelosia e invidia, esatto.
Qui urge vedersi, urge parlare, urge capire. Anche se sinceramente, se ti vedessi ora…potrei anche stare zitta tutto il tempo. Potrei stare a guardarti e basta.
Abbracciami.

Pubblicato il 14/9/2008 alle 19.29 nella rubrica Diario.

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